DRAGO

ARALDICA

Il drago o dragone è una delle creazioni più celebri della mitologia antica e delle leggende medioevali.

Il posto che occupa quest’essere nella storia favolosa presenta uno dei fenomeni più singolari della mente umana, in quanto la sua esistenza venne fermamente creduta dagli antichi d’ogni nazione sia d’Oriente, che d’Occidente.

Incontrasi nelle allegorie sacre degli ebrei, egualmente che, nelle leggende dei Cinesi e Giapponesi.

I preti greci e romani, abbondano in descrizioni di quest’essere immaginario. Anfiarao, dice Pindaro, al­la guerra di Tebe portò un dragone nello scudo.

Gli oscuri recessi dei numi del paga­nesimo e i boschi sacri, erano guardati da dragoni; da essi era tirato il carro di Cerere, da un dragone custodito il giardino delle Esperidi, e da un dragone ancora, il vello Colchide.

Nei misteri scandinavi il drago era ministro di vendetta, e gli antichi Britanni avevano la stessa idea.

L’allegoria del dragone trovò pur luogo nel cristianesimo; rappresenta il demonio, e forma l’attributo di San Michele, di San Giorgio e di Santa Margherita Martire.

II dragone degli antichi era una specie di serpente mostruoso con ali e piedi, e pare avesse qualità assai comuni colle gorgoni, colle idre e colle chimere.

Fu già insegna dei Parti e dei Daci, dei Colti e di una legione romana detta dei Dragonarii; presso i Romani il dragone era simbolo di buon augurio.

Nel medioevo ogni leggenda aveva il suo dragone; paladini che avevano combattuto l’ignivomo drago; dame rapite da quel mostro; tesori custoditi da dragoni.

Non é dunque a sorpredersi se l’araldica abbia fatta sua questa creazione e ne abbia profuse le sue arme e le sue imprese.

Il drago blasoníco si rappresenta colla testa aguzza, colle fauci spalancate e lingua sporgente foggiata a dardo, con denti radi e grandi, con ali da pipistrello unghiate, dorso scaglioso e spi­nato, con due soli piedi per metà leonini e per metà aquilini, e finalmente con coda grossa, anellata, spinosa e desinente in dardo come la lingua.

Simboleggia la vigilanza, la perspicacia, la custodia fedele e il dominio, perché si immaginava che stesse a guardia dei tesori nascosti; e la prudenza, perché dicevasi avesse acuta la vista.

Nelle imprese é altresì emblema di eloquenza.

Fu in Italia adottato spesso dalle famiglie ghibelline, mentre le guelfe prendevano l’aquila rossa che adunghiava il drago di verde.

Quanto ai suoi attributi, il drago dicesi alato (di smalto diverso), ignivomo, combattente, affrontato, sostenente, calpestato, rivolto, addossato, aggruppato, rampante, seduto, piegato in giro, mordentesi la coda, linguato, spaccato, reciso, sanguinoso, volante, armato, coronato, partito, mostruoso (con volto umano), ecc.

In alcune armi, si vede la sola testa strappata o recisa.